NOVI VELIA

Nobe, Nobes, Nove, Novi, poi Novi Velia il 23 dicembre 1862. Sede dell’omonimo feudo normanno costituito da cinque “Terre” (Novi, Cuccaro, Gioi, Magliano e Monteforte) e 39 casali. Aggregato al Comune di Vallo della Lucania (Regio Decreto 28 novembre 1928) riebbe la sua autonomia il 5 maggio 1946. Da Salerno 90 km.

Borgo molto antico dalle origini non ancora del tutto chiare posto ai piedi del sacro monte Gelbison (1705 m), è un insediamento a 648 m sul livello del mare da cui dista poco più di 10 km.

Famoso per la Torre normanna, per la Chiesa di S. Maria dei Longobardi di origine medievale e per il Castello del Conte Tommaso di Marzano risalente al XIV secolo e disposto in una posizione strategica. Da questo punto è possibile ammirare l’intero territorio circostante del Cilento ricoperto di meravigliosi ulivi secolari fino alla catena degli Alburni e negli giorni limpidi, distinguere anche la splendida Costiera Amalfitana e i monti Lattari. La Strada Provinciale che da Vallo della Lucania conduce in questo luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, è la stessa che poi prosegue fino all’atmosfera mistica del santuario e del monte Sacro.

Ogni fine agosto il centro storico apre le porte al “Festival degli Antichi Suoni”, una manifestazione unica grazie alla quale i vicoli del borgo si animano al suono dei più bei canti popolari.

VEDUTA DEL BORGO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

TORRE NORMANNA

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

CHIESA DI SANTA MARIA DEI LONGOBARDI

ABBAZIA DEI CELESTINI


Novi Velia è un centro del basso Cilento, arroccato su uno sperone del Monte Gelbison o Monte Sacro. Il paese fu chiamato semplicemente "Novi" fino al 1862 quando, in seguito all'unità d'Italia, fu unito al determinativo Velia, perché si pensa che gli abitanti di quest'ultima città, d'origine romana, messi in fuga dai Vandali, avessero fondato un nuovo centro abitato proprio dove adesso sorge la "Nuova Velia". 

La prima notizia sicura di Novi è in una pergamena del 1005 conservata nella sala diplomatica della Badia di Cava. Le fortune di Novi sono senz’altro da ascrivere alla sua singolare posizione geografica. Sulla vetta del colle dai ripidi pendii su cui sorge, le genti enotrie già avevano elevato una delle loro fortezze rifugio. Queste poi, per la particolare situazione politica di quei tempi,  erano state rafforzate nella seconda metà del IV secolo a.C. dagli abitanti della ionica Velia. 

Proprio per l’ubicazione di quel poggio e perché sulle terrazze digradanti dalle sue falde era il più importante e obbligato nodo viario del territorio, Novi fu eletto dai Normanni a sede della baronia. Dal colle, inoltre, era facile vigilare il passo di Cannalonga e la via del Badolato. Da Novi, soprattutto, era possibile sorvegliare l’antichissima “via del sale” che da Velia saliva ai preziosi giacimenti di ferro. 

Nel luogo sorse uno stanziamento longobardo. Questo si evince, oltre che da fonti storiche, da alcuni toponimi locali e da residui elementi lessicali. Un esempio è costituito dal toponimo lammardo, che troviamo anche nei pressi di Celle Bulgheria, insediamento di Bulgari ausiliari dei Longobardi. Inoltre, i primi signori di Novi, erano i De Magna, di origine germanica (De Alemagnia) così come un autentico longobardo era il terzo Guglielmo, essendo il padre, Pandolfo, nipote di quel Pandolfo, primo signore di Capaccio e Corneto, che fu ucciso mentre tentava di difendere il fratello Guaimario V, principe di Salerno.

Dal 1200 Novi è stato quasi ininterrottamente posseduto da feudatari molto autorevoli, basti considerare le cariche da essi ricoperte nell’abito del regno: Gisulfo del Magnia, giustiziere di Terre di Lavoro, Tommaso di Marzano, grande Ammiraglio del Regno, Antonello de Petruciis, primo ministro di re Ferrante d’Aragona, Ettore Pignatelli, che assurse alle più alte cariche del regno. Ciò spiega l’importanza economica assunta nel tempo dal grande feudo di Novi, acquisita anche per effetto delle esenzioni e dei privilegi che i feudatari di Novi riuscirono ad ottenere dalla Corte di Napoli. 

Al tempo della guerra del Vespro (1298) proseguirono i lavori di costruzione del nuovo palazzo feudale iniziato da Guglielmo Marzano, che sostituì il castello longobardo, donato ai Celestini assieme al santuario della Vergine del Sacro Monte. La partecipazione dei Marzano alla Congiura dei Baroni, portò al sequestro dei loro beni.

Novi fu venduta dal re al suo maggiordomo, appartenente alla famiglia Carrafa, che ne mantenne il possesso fino al 1513.

Nel 1647 Gironimo Carrafa resse la baronia in qualità di tutore della principessa Eleonora, che sposatasi a Novi, rimase presto vedova e morì senza eredi.

Nel periodo 1785-1787 Novi risulta intestato ad Antonio Persico ma nel 1805 la baronia era stata riscattata dalla famiglia Zattara ed essa risulta intestata a tale Cesare Zattera. L’assenza dei baroni da Novi, invece di consentire una maggiore libertà, aggravò le condizioni di quella popolazione. I marchesi Zattera furono benvoluti dalla popolazione locale e continuarono a risiedere a Novi, anche dopo la legge eversiva della feudalità, fino ai primi del XX secolo. Nel 1902 moriva l’ultima erede la marchesa D. Emilia Zattera.

Il Giustiniani la chiama “Novi la Terra” e la descrive così: «Questa terra si vuole antica, ma non abbiamo qualche monumento donde trarre la sua origine. A distanza di più miglia evvi un Santuario sotto il titolo della Madonna del Monte de Novi», «gli abitanti al numero di circa 1000 sono addetti all’agricoltura ed alla pastorizia».

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Dal 16 al 18 giugno

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Dal 30 luglio al 1 agosto

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Palio dei Rioni

14 agosto

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Festa degli Antichi Suoni

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